Violenza in tempo di coronavirus: I rimedi

 

Di Alessia Sorgato
[Dati aggiornati al 24 marzo 2020]

Divieti di uscire di casa sanzionati dapprima penalmente (ai sensi dell’art. 650 codice penale) ora solo con pene pecuniarie, pur salatissime. Eccezioni ai divieti sempre più strette e specifiche. Persone bloccate ai porti ed alle frontiere.
L’atmosfera surreale che respiriamo in questi giorni si alimenta di cifre, bollettini, comunicati ed aggiornamenti, declinati tra restrizioni e speranze di apertura.

 

Ma è indubbiamente un periodo caratterizzato dalla particella “non”: non andare a scuola né a lavorare, non trascurare l’igiene, non socializzare né girare a zonzo per la città. Ma, soprattutto, il mantra: “non uscire”. Alcuni lo vivono come un periodo di riposo, di riflessione, perfetto per dedicarsi a piaceri o doveri prima rimandati; altri lo subiscono scocciati perché agli oneri abituali (lavorare, per esempio) si aggiunge il fastidio di dovervi adempiere in contemporanea a girare un sugo o seguire il figlio nei compiti.

Aspettavo con trepidazione che la cronaca, abbandonando per un poco le pur attesissime news sull’epidemia, mi rimandasse casi di violenza sulle donne, che temevo tanto da aver pubblicato il 9 marzo un commento sul primo decreto, che sospendeva l’attività giudiziaria, e qualche giorno dopo l’allarme dei centri antiviolenza.

E le notizie, purtroppo, sono arrivate: la coppia trovata in un lago di sangue in via Lorenteggio, a Milano; la madre decapitata a Roma; il caso di Torino del 13 marzo, e poi Padova, Brindisi…

Era inevitabile. O peggio, era prevedibile.

 

La convivenza forzata può creare attriti in ambienti famigliari del tutto sereni ed amorevoli, figuriamoci come trasforma in polveriere quelli ove vive un violento. In questi giorni ho ricevuto qualche richiesta di aiuto, ma in numero assolutamente inferiore al solito, e il silenzio (assordante) delle vittime mi è stato riportato anche dalle associazioni per cui collaboro. Dato di lì a pochi giorni confermato anche dalle grandi reti antiviolenza operative a livello nazionale.

Il Giornale della Protezione civile, in un articolo pubblicato il 19 marzo, a lanciato l’hashtag #NonCiLasciareIndietro, divulgando dati numerici a confronto con le rilevazioni del 1522 dell’anno scorso: tra l’8 ed il 15 marzo 2019 arrivarono 1104 segnalazioni; nella stessa settimana di quest’anno i casi di maltrattamento denunciati al noto numero verde sono stati 496. Le richieste di aiuto per atti persecutori, nel medesimo periodo, lo scorso anno furono 193, oggi 101, con un calo percentuale netto del 47,7%.

Perché?

Forse che sono diminuite le violenze? Non illudiamoci, no! Sono diminuite, se non azzerate, le possibilità di denunciare le violenze, o almeno, serpeggia questo timore: ci saranno i commissariati chiusi? Al pronto soccorso no, non vado, ho paura del contagio! Scappare, sì, ma dove?

 

Allora parliamo di cosa si sta facendo per rendere ancora possibili le richieste di aiuto, e cominciamo dalle Forze dell’Ordine. Le sedi centrali di Questura (via Fatebenefratelli a Milano, per dire) lavorano ancora h24. Per i Commissariati, ogni Comune pubblica gli orari e ogni stazione garantisce come può la copertura diaria quanto meno del contatto telefonico. Altri presidi più specifici, come il Nucleo Tutela donne e minori di Milano, continuano ad assicurare il servizio per i casi urgenti, ove si registrino lesioni e presenza di minori.

Certo, telefonare può essere pericoloso, se sorprese dal maltrattante.

In attesa di rimedi “criptati”, come quello ideato nelle isole Canarie e ora adottato anche a Madrid e Valencia (pronunciare la parola Mascarilla19 in farmacia equivale a richiesta di aiuto), in Italia possiamo usufruire delle App.

 

Ne esistono già alcune, a cui in questi giorni si è aggiunta proprio quella del 1522, di cui abbiamo già pubblicato la scheda da Posto Occupato. Ecco le principali:

  • App-Elles – consente di preimpostare 3 numeri di telefono + quello del 112 e di indicare le coordinate geografiche. Il messaggio di aiuto viene registrato e può essere inviato in caso di necessità. Interessante dire che questa app è camuffabile.
  • WhereAreU – sfrutta la geolocalizzazione ed è in grado di mandare una chiamata al 112 in tre modi: vocale, silenziosa o in chat.
  • S.H.A.W. – spiega in 12 lingue quali diritti abbiano le vittime, fornisce indirizzi di centri antiviolenza e, tramite un pulsante, chiama a sua volta il 112 ed il 1522.
  • Mytutela – nata a dicembre 2018, in questo periodo è gratuita. Fornisce servizi di stoccaggio, criptazione, catalogazione e salvataggio in cloud di messaggi, chiamate e contatti vari ricevuti dallo stalker, garantendo quindi una copia forense della prova delle minacce e delle molestie anche in caso di perdita o distruzione del telefono.

Il secondo grande problema riguarda le case rifugio. Per molte donne, specialmente straniere e con bambini piccoli, spesso la fuga è stata l’unica alternativa alla violenza. In questo periodo però non possono essere accolte nuove utenti perché mancano presidi sanitari e tamponi anti-coronavirus e non ci si può permettere di dare ingresso a persone malate.

La senatrice Valeria Valente, presidente di una apposita commissione d’inchiesta, d’intesa con il Ministro Elena Bonetti per le Pari opportunità, sta studiando la possibilità di presentare emendamenti al decreto Cura Italia con cui finanziare questi costi.

Certo, nel frattempo vanno trovati altri rimedi, anche solo a livello locale. Dal canto mio ho sempre preferito la soluzione giuridica inversa, ossia quella che manda fuori casa il maltrattante (da azionare secondo l’iter denuncia + richiesta di allontanamento), ma ammetto che il contingentamento degli affari penali da trattare ai soli casi di soggetti già detenuti può impedire la trattazione di queste richieste, almeno nell’immediato.

Come illustrato nell’articolo del 9 marzo, restano in vigore le misure di protezione civilistiche, ma anch’esse risultano difficili da ottenere ora che nei Tribunali si lavora a scartamento ridotto.

Allora non resta che invocare soluzioni pratiche a livello locale: ogni città italiana oggi vive la crisi del turismo, e ci sono già casi di alberghi e navi da crociera adibiti ad ospedale. Si potrebbe seguire la medesima strada. Sarebbe davvero una soluzione valida, seppur temporanea.

 

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