Ragazze, fidatevi dei Giudici | Lex&Love

A chiunque abbia letto la stampa a proposito dei fatti accaduti in Piazza del Duomo a Milano la notte di capodanno sarà rimasto indelebile quel senso di voltastomaco, di schifo, di disgusto per i responsabili di un vero e proprio assalto di gruppo ad una preda.

Una sorta di safari sessuale, in pieno centro cittadino, ad una ragazza inseguita, atterrata, denudata e variamente molestata.

Personalmente trovo molto più inquietante che ora si legga (prendo con le pinze le notizie perché non ne ho alcun riscontro diretto) che si sta minimizzando l’accaduto, si sta definendo “fastidioso” e soprattutto non si voglia procedere con una querela.

Come se, mi corregga(no) la/e diretta/e interessata/e, sia preferibile liquidare al più presto la faccenda e gettarsela alle spalle piuttosto che affrontare la questione in sede penale, come a me (ma sono certamente deformata professionalmente) parrebbe logico.

Posso immaginare che questo episodio, come moltissimi altri che non a caso formano il grande sommerso degli abusi commessi sulle donne nel nostro paese, sia conseguenza diretta di un diffuso sentore di impunibilità che aleggia su chi qui viva.

Vi faccio un esempio banale. Giorni fa mi trovavo a passare a fianco ad un giardinetto e contemporaneamente lo attraversavano due ragazzini, origini certamente straniere, ma parlata milanese (quindi l’etnia non rileva). Non so cosa avessero combinato, ma ho sentito uno dei due distintamente dire: “E chissene, tanto qui siamo in Italia, qui non fanno niente a nessuno, qui si può fare tutto”. Questo è il senso dato alla nostra inclusività, alla nostra democrazia, al rispetto per i diritti di tutti?

Quella/e ragazza/e dovrebbero sapere che, per i giudici italiani, “la nozione contenuta nel delitto di violenza sessuale non è limitata alla esplicazione di energia fisica direttamente posta in essere verso la persona offesa, ma comprende qualsiasi atto o fatto cui consegua la limitazione della libertà del soggetto passivo, così costretto a subire atti sessuali contro la propria volontà (Sez.3, n. 6643 del 12/01/2010, Rv.246186)” e che, ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 609- bis c.p. non è, dunque, necessaria “una violenza che ponga il soggetto passivo nell’impossibilità di opporre una resistenza, essendo sufficiente che l’azione si compia in modo insidiosamente rapido, tanto da superare la volontà contraria del soggetto passivo (Sez. 3, n. 6340 del 01/02/2006, Rv. 233315)”.

Che “l’elemento oggettivo consiste sia nella violenza fisica in senso stretto, sia nella intimidazione psicologica che sia in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, sia anche nel compimento di atti di libidine subdoli e repentini, compiuti senza accertarsi del consenso della persona destinataria, o comunque prevenendone la manifestazione di dissenso (Sez. 3, n. 6945 del 27/01/2004, Rv.228493; Sez. 3, n. 46170 del 18/07/2014, Rv. 260985)”.

Inoltre, secondo l’orientamento ampiamente prevalente, “ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di violenza sessuale, è sufficiente che l’agente abbia la consapevolezza del fatto che non sia stato chiaramente manifestato il consenso da parte del soggetto passivo al compimento degli atti sessuali a suo carico; ne consegue che è irrilevante l’eventuale errore sull’espressione del dissenso anche ove questo non sia stato esplicitato, potendo semmai fondarsi il dubbio sulla ricorrenza di un valido elemento soggettivo solamente nel caso in cui l’errore si fondi sul contenuto espressivo, in ipotesi equivoco, di precise e positive manifestazioni di volontà promananti dalla parte offesa (Sez. 3, n. 49597 del 09/03/2016, Rv. 268186 – 01; Sez. 3, n. 22127 del 23/06/2016, dep 08/05/2017, Rv. 270500 – 01)”.

E si è precisato che “integra il reato di violenza sessuale anche quella condotta che, pur caratterizzata da un fugace contatto corporeo con la vittima, sia finalizzata a soddisfare l’impulso sessuale del reo (Sez. 3, 45950 del 26/10/2011, Rv. 251339 – 01); e che è atto sessuale sia il contatto fisico diretto che quello simulato con una zona erogena del corpo, in quanto atto parimenti invasivo dell’altrui sfera sessuale (Sez. 3, n. 51083 del 28/09/2017, Rv. 271881 – 01)”.

Quello che ti/vi è successo non è fastidioso, è una violenza sessuale di gruppo e i responsabili vanno identificati e processati, per moltissimi motivi. Se non li quereli, lo Stato non può farlo per te, se non a determinate limitate condizioni.

Questo è il Paese della legalità, non dell’impunità, e conservarlo dipende anche da te, vittima o sopravvissuta o come vuoi essere chiamata. Noi ci impegniamo per questo, fai la tua parte e fidati.

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