Siamo stati alla conferenza organizzata da Associazione Telefono Donna e Casa dei Diritti

In data 30 ottobre 2014 si è tenuta la conferenza stampa organizzata dall’Associazione TELEFONO DONNA, in collaborazione con la Casa dei Diritti del Comune di Milano.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati il manuale anti stalking, l’APP multilingue, la campagna sociale dedicata, nonché le iniziative promosse e i dati statistici relativi alle richieste di aiuto pervenute al centro di ascolto e allo sportello anti stalking.

I relatori hanno condotto interventi di rilievo e, nello specifico:

Paola Bulbarelli, Assessore alla Casa, Housing Sociale e Pari Opportunità Regione Lombardia, dopo una breve disamina delle caratteristiche del reato ex art. 612 bis, ha evidenziato quanto si tratti di un problema strutturale della nostra società.

Al fine di arginare il fenomeno, sempre più allarmante, la Regione Lombardia ha stanziato 1 milione di Euro all’anno. I fondi saranno destinati principalmente alla formazione degli operatori del settore, quali avvocati, forze dell’ordine, medici, centri antiviolenza.

La dott.ssa Bulbarelli ha posto in luce la necessità, inoltre, di istruire tutti coloro che si trovano a interfacciarsi con le vittime di atti persecutori (così come di altri reati endo familiari) in modo idoneo a fronteggiare e comprendere una situazione di disagio e di allarme. Per questo motivo, si rende sempre più indispensabile spiegare alle varie figure professionali come intervenire (un esempio si rinviene nella formazione dei medici del pronto soccorso, i quali dovrebbero avere la preparazione necessaria a comprendere quando rimandare a casa la vittima potrebbe sottoporla a un grave rischio di nuova aggressione, magari fatale).

Altra esigenza prospettata dall’Assessore alla casa è da rinvenirsi nella divulgazione delle notizie da parte dei giornalisti, i quali devono muoversi con la più idonea cautela.

Parlando di numeri, è emerso che nella regione Lombardia i centri antiviolenza sono 20, una cifra a dir poco esigua rispetto alla popolazione che occupa la Regione ed alla portata del fenomeno: ce ne vorrebbero almeno 100.

Con riferimento alle conseguenze delle condotte stalkizzanti, occorre senza dubbio tener presente che, oltre ai disagi più immediatamente percepibili, si realizzano ripercussioni a livello sociale: le donne perseguitate ovvero maltrattate non sono messe nella condizione di poter condurre una vita normale, ergo di lavorare. Tutto ciò si traduce in una mancanza di produttività e, conseguentemente, in una maggiore arretratezza del Paese.

Uno degli interventi più urgenti che si impongono riguarda l’educazione dell’uomo, il quale, fin da giovanissimo, deve imparare a rispettare la donna.

La dott.ssa Bulbarelli ha altresì sottolineato che, ancora oggi, molte donne sono reticenti: tendono a evitare di denunciare l’accaduto. Infatti, solo il 7,3 % delle donne denuncia il marito/compagno. Spesso perché la vittima è affetta dalla sindrome “della crocerossina” e tende a credere di poter cambiare il suo uomo; altre volte la causa della mancata denuncia è legata alla presenza di figli, soprattutto quando minori.

L’intervento del dott. Marco Trivelli, Direttore Generale dell’ A.O. Niguarda Ca’ Granda, ha chiarito che spesse volte, nel contesto ospedaliero, è difficile porre un confine tra ciò che è sanitario e ciò che è sociale.

Nel concreto, quando una donna si presenta al pronto soccorso con una contusione e il medico che la soccorre comprende di essere di fronte ad una donna vittima di violenza, deve capire come intervenire.

Per questi motivi, la possibilità di cooperare con un centro antiviolenza, come può essere il Telefono Donna, è un enorme aiuto per le Strutture Sanitarie che si trovano a fronteggiare il fenomeno.

In altre parole, ciò che rileva, è l’opportunità di intervenire, e con quali modalità, al di là del dovere medico.

Il Gen. B. Maurizio Stefanizzi, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Milano, ha rappresentato che attualmente presenti dei nuclei speciali collocati all’interno del R.i.s.

I suddetti reparti si occupano di svolgere le ricerche, di supportare le indagini preliminari e di mettere a confronto i risultati.

Dalle ricerche svolte dal R.i.s. si sono ottenuti i seguenti risultati:

dal 2012 ad oggi il 35 % degli omicidi ha avuto come vittima una donna; all’interno di questo gruppo, il 70% è risultato composto da donne uccise in ambito domestico.

Un’importante novità investigativa è stata introdotta nel 2013: la possibilità di fare intercettazioni anche in caso di maltrattamenti e stalking.

Ciò che il Comandante ha riscontrato nella sua esperienza professionale è una frequente difficoltà delle donne nel rendersi conto di essere vittime di stalking. Questo le porta, frequentemente, a soprassedere.

Per quanto concerne il modus operandi  delle forze dell’ordine, il Generale ha posto in luce la priorità di tutela nei confronti delle donne. Da qui, la delicata decisione, caso per caso, circa il consiglio da offrirle, in particolare in relazione alla querela ovvero ammonimento del questore.

Infatti, come primo passo verso la concretizzazione della tutela nei confronti delle vittime, è indispensabile analizzare il contesto familiare e la vita del persecutore/maltrattatore.

Le forze dell’ordine devono, in questo senso, comprendere di chi si tratti, se abbia precedenti penali e di quale genere, se abbia disturbi mentali o disagi sociali.

In questo tipo di indagine, spesso, Carabinieri e Polizia si avvalgono del supporto degli assistenti sociali.

Imprescindibile è senz’altro, ad avviso del Generale, la prevenzione.

A titolo esemplificativo, si può far riferimento al bullismo, che spesso offre dei campanelli d’allarme che, se non accolti e fermati, potrebbero portare alla “trasformazione” del bullo in un futuro persecutore.

La dott.ssa Sonego, Consigliere Comunale, ha parlato di un Tavolo Interistituzionale che coinvolge moltissimi organi ed operatori, tutti rivolti alla tutela delle vittime di violenza.

È indiscutibile l’immenso impegno adoperato dalle varie associazioni, dalle forze dell’ordine, ecc. per svolgere al meglio i loro compiti. Tuttavia ci si deve domandare perché sono ancora così numerosi i casi di femminicidio, anche, e soprattutto in contesti ove la donna denuncia e dovrebbe essere protetta.

Occorre allora prendere coscienza dei limiti del sistema e adoperarci al fine di colmare le lacune.

Non può essere un caso che in Inghilterra, negli ultimi anni, si è arrestato drasticamente il numero dei femminicidi. Certamente è stato improntato un metodo efficace.

Stefania Bartoccetti, Fondatrice di Telefono Donna, ha illustrato il contenuto del manuale antistalking, che permette di dare indicazioni alle donne (o agli uomini) vittime di atti persecutori.

Il suddetto manuale risulta un valido aiuto alla comprensione di cosa sia lo stalking, quali siano le tipologie di stalker e di vittima; offre poi alcune indicazioni volte a difendersi ed un fac-simile per la richiesta di ammonimento del Questore.

La Fondatrice di Telefono Donna ha poi introdotto la novità multimediale: l’app (in 5 lingue, tra cui l’arabo) per diversi sistemi operativi che consente di inserire i propri dati personali e le situazioni patite, in modo tale da creare un contatto con il Telefono Donna, che a sua volta impronterà l’intervento più idoneo.

Tale applicazione è stata ideata con il sostegno di Asl.

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