Violenza sulle donne

Concetti di base

COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE: nel processo penale la parte lesa dal reato può, per così dire, entrare a far parte del processo per poter esercitare una serie di poteri che altrimenti le sarebbero preclusi, tra cui chiedere il risarcimento del danno e le restituzioni, presentare memorie o indicare elementi di prova, strumenti imprescindibili per un’efficace difesa.

I medesimi diritti esercitabili dalla persona offesa spettano altresì agli ENTI ESPONENZIALI, vale a dire agli enti e alle associazioni senza scopo di lucro ai quali sono state riconosciute finalità di tutela degli interessi lesi dal reato.
Se dunque vi è stato l’atto di costituzione di parte, la persona offesa, in caso di condanna, avrà diritto al RISARCIMENTO DEL DANNO e alle RESTITUZIONI, cioè, rispettivamente, al pagamento di una somma di denaro stabilita in sede civile a titolo di indennizzo per i danni fisici e morali patiti, e al ripristino della situazione di fatto preesistente alla commissione del reato che può avere ad oggetto cose mobili e immobili di cui si sia venuti in possesso.
Proprio perché la determinazione del danno viene fatta in sede civile, il giudice penale può condannare al pagamento della PROVVISIONALE, cioè ad un primo risarcimento limitato al danno per cui si ritiene già raggiunta la prova.

Con la sentenza di CONDANNA, pronunciata dal giudice laddove l’imputato risulti colpevole del reato contestatogli, viene applicata la pena (che può essere detentiva, pecuniaria o interdittiva) e le eventuali misure di sicurezza, quando oltre alla colpevolezza venga riconosciuta la pericolosità del reo. La sentenza di condanna pone altresì a carico del condannato il pagamento delle spese processuali.

Le sentenze di condanna sono esecutive, dispiegano perciò i proprio effetti, una volta divenute irrevocabili, quando cioè non sia più possibile ricorrere ad alcuno strumento di impugnazione.

Il reato di violenza sessuale: di cosa si tratta

È un delitto da poco inserito in quella parte del codice penale che tutela la persona, a dispetto del passato in cui questo reato interessava il legislatore unicamente sotto il profilo della moralità pubblica e del buon costume.

La condotta punita è quella di chi con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali, e la pena ha un minimo edittale significativamente molto alto: 5 anni.

Questo elemento, unitamente alla formula ampia che descrive la condotta e al lungo elenco di aggravanti previste, è un positivo segnale della modernità con la quale si evolve continuamente la disciplina di questa delicata materia.

Proprio tra le aggravanti sono state inserite nel 2013 quella prevista per il caso di violenza subita da donna in stato di gravidanza e per la violenza perpetrata dal coniuge della vittima, o anche solo dal convivente o ex convivente. È una riforma in linea con i tempi, tempi in cui il numero di abusi consumati proprio fra le mura domestiche è allarmante. A nulla rileva insomma la relazione affettiva che lega o ha legato la vittima e il violentatore, che non rende certo liberamente voluto un atto sessuale laddove vi siano anche solo stati psichici ingenerati dall’abusante, quali la paura, la vergogna, l’assoggettamento.

Nemmeno l’avere comportamenti confidenziali o sessualmente disinvolti rende meno grave un atto sessuale subito senza consenso: non esiste in tribunale il “se l’è cercata”. Consenso che peraltro non rileva in alcun modo quando la violenza sia stata subita da un minore di anni 10, e che determina solo una pena inferiore quando la vittima sia minore di anni 14, che seppur consenziente, spesso è vulnerabile e inconsapevole dell’impatto sul libero sviluppo della propria sessualità che potrebbe avere un evento di questo tipo.

Contro la violenza sessuale abbiamo ottenuto

Abbiamo assistito una ragazza giovanissima, minore di 14 anni, che, vittima di bugie sulla reale età del fidanzato, acconsentiva ad aver rapporti sessuali in parchi pubblici. Il giudice, pur riconoscendo “la spontaneità bilaterale del rapporto”, ha condannato il ragazzo non solo per il reato di atti sessuali con minorenne, ma anche per il reato di stalking, a seguito di reiterati contatti, pedinamenti e telefonate sgraditi alla ragazza dopo la chiusura della loro relazione, senza per altro porre in dubbio che questi gesti fossero mossi dal suo desiderio di capire le ragioni di questa chiusura.

Nemmeno il tempo circoscritto in cui si sono svolti ha per il giudice avuto rilevanza: il reato è comunque stato ritenuto integrato. La pena è stata stabilita in due anni e otto mesi di reclusione e nel pagamento di una provvisionale in favore della costituita parte civile di euro 10.000.
È stata inoltre disposta una misura cautelare per tutelare la ragazza da eventuali futuri incontri con l’ex fidanzato.

Un’altra giovane ragazza che abbiamo avuto modo di difendere, anch’essa minorenne, ha vinto la sua battaglia contro quello che credeva un amico che, approfittandosi della sua fiducia oltre che della sua giovane età, la costrinse ad un atto sessuale da lei assolutamente non voluto, seppur subito passivamente per la paura di subire ulteriore violenza. Significativi a riguardo alcuni passaggi della sentenza:

“è ovvio che avere comportamenti molto confidenziali ed anche sessualmente disinvolti non significa che una donna debba avere voglia ovvero debba assecondare sempre le voglie sessuali di un uomo. Ha comunque il diritto di dire no e la sua volontà deve essere rispettata.”

“non pare proprio che essendo bloccata su un sedile si possa ritenere liberamente voluto un rapporto sessuale, ed ugualmente non può ritenersi che l’uomo possa percepire il consenso della donna.”

Anche in questo caso dunque, nonostante il rapporto che legava la vittima e l’abusante, nonostante l’atteggiamento magari equivoco tenuto dalla ragazza e nonostante le difficoltà avute da quest’ultima per far si che tutti credessero al suo racconto, il giudice ha condannato l’imputato a quattro anni di reclusione e al pagamento di una provvisionale di euro 20.000, oltre ad aver disposto la sua interdizione in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e da qualsiasi incarico in scuole o altri luoghi frequentati da minori.

Un’altra donna da noi assistita è stata per mesi vittima delle molestie di un uomo cui lei mai aveva rivolto attenzioni di alcun tipo. Quest’ultimo è stato condannato per molestie, visti i continui ed espliciti riferimenti sessuali rivolti alla donna spesso accompagnati da atti osceni in sua presenza, e per violenza sessuale a seguito di alcuni episodi in cui la donna è stata aggredita e palpeggiata. La sua pena è stata determinata nel pagamento di una provvisionale di 5000 euro, visti lo stress, la paura e i danni psicologici subiti dalla donna.

Un’altra condanna, questa volta a 7 anni e al pagamento di un ingente risarcimento, è stata inflitta a un uomo che per mesi ha molestato, perseguitato, aggredito, rovinato la vita sociale e lavorativa di una nostra cliente che aveva scelto di chiudere il loro rapporto non appena scoperta la natura persecutoria che lo caratterizzava. L’uomo infatti fin dai primi mesi della relazione aveva mostrato una vera e propria ossessione, soprattutto sessuale, per la donna.

Quest’ultima è stata infatti costretta a subire rapporti sessuali con subdoli ricatti, seguita ovunque, minacciata continuamente con centinaia di messaggi dal contenuto volgare e offensivo spesso spediti anche alle persone lei vicine al solo scopo di infamarla e rovinarle la vita, vivendo cosi in un perenne stato di ansia e paura.