Maltrattamenti

Il reato di maltrattamenti: di cosa si tratta

Si tratta di un delitto contro l’assistenza familiare e protegge l’incolumità fisica e psichica e la dignità delle persone che vivono insieme, non più solo coniuge e figli, ma anche parenti, affini, adottati, conviventi.
Il concetto di famiglia è ormai molto ampio, in linea con i tempi, ma si richiede la stabilità tendenziale della relazione, non anche l’attualità (quindi si può denunciare anche una volta allontanati e/o separati, e persino dopo una riconciliazione).

L’autore dei maltrattamenti può anche essere il titolare di un rapporto di autorità (operatori sanitari o assistenziali in un luogo di ricovero, docenti nei confronti di un alunno, guardie penitenziarie verso detenuti o ristretti).

Il legislatore usa il verbo generico “maltrattare” per far rientrare nell’applicazione della norma qualunque forma di maltrattamento fisico (botte, ferite, aggressioni) o psicologico (violenze morali, vessazioni, ricatti, minacce, ingiurie, infedeltà, esposizione a contesti erotici inadeguati), anche omissivo (disinteresse, astensione, deliberata indifferenza e quindi mancata corresponsione di soldi, medicine, affetto) che mortifichi, faccia soffrire, leda l’incolumità, il decoro o la libertà della vittima .
Deve però trattarsi di un comportamento abituale, ripetuto, un “sistema di vita”, anche se alternato a momenti di apparente pace ed equilibrio. Le sporadiche prevaricazioni non integrano maltrattamento: è necessario un programma criminoso che miri ad ottenere soggezione ed asservimento delle vittime.
Non serve diventare succubi del maltrattante, si può anche reagire, scappare, rispondere a tono e non di meno essere considerate parti lese.

È maltrattamento anche la violenza assistita: se tuo figlio vede che il papà ti picchia, è vittima lui stesso.

NON SERVONO QUESTI ALIBI: le principali “scuse” che un maltrattante adduce a sua discolpa non reggono in Tribunale. Nessun giudice ha mai scusato un uomo perché in preda alla gelosia, all’alcool, alla droga o perché mosso da finalità educativa e neppure da credo religiosi e convinzioni socio-culturali del suo paese d’origine. I valori fondamentali della dignità e del rispetto sono tutelati dalla Costituzione italiana, che non accetta deroghe né scusanti.

Come lo si combatte

E’ un reato perseguibile d’ufficio ossia basta la denuncia, che si può sporgere in qualsiasi commissariato. Sono frequenti anche le segnalazioni provenienti da insegnanti e personale sanitario.

Se il maltrattante convive ancora con le sue vittime, il Giudice – su richiesta del Pm ed eventualmente del legale della donna – può emettere ordinanza di allontanamento dalla casa famigliare. La polizia giudiziaria può eseguirla anche di propria iniziativa nei casi di flagranza.

Può essere ottenuta un’ordinanza di divieto di avvicinamento alla vittima, con divieto di comunicare con qualsiasi mezzo (quindi anche mail, sms, telefono, ecc.) ed eventuale pagamento di un assegno mensile a favore della vittima.
Grazie ad una riforma dell’ottobre 2013, oggi la vittima può esprimere il suo pensiero se il maltrattante chiede al giudice la revoca della misura.