Violenze sessuali

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)

La legge italiana sulla violenza sessuale è un’ottima normativa, in aggiornamento continuo dal 1996, ossia da quando ha ricevuto la sua svolta epocale, venendo classificata come un delitto contro la libertà individuale e non più solo come fattispecie contro “ordine pubblico e buon costume”.

La differenza prima esistente tra “congiunzione carnale” e “atti di libidine”, è stata oggi riunificata nell’unica dizione “atti di violenza sessuale”, comprendente una vasta categoria di comportamenti che vanno dalla carezza al bacio, dagli abbracci ai palpeggiamenti, fino al rapporto sessuale vero e proprio.

La Cassazione ha ritenuto che sia qualificabile come “violenza sessuale”, qualsiasi comportamento atto a compromettere la libertà della vittima e non solo il mero coito. Rimane comunque fondamentale che venga, in quest’ottica, palesato un evidente rifiuto della vittima, onde evitare che un giudice possa, anche lontanamente, ritenere che quanto subito sia il risultato di un atto consenziente.

Perché si possa parlare in senso penalistico di violenza sessuale è necessario che ci siano dei cosiddetti “elementi costitutivi”, quali la violenza, la minaccia, l’abuso di autorità o delle condizioni di inferiorità psichica o fisica della vittima. Da notare che con il tramonto del cosiddetto “debito coniugale”, può rientrare in questa categoria anche qualsiasi forma di costrizione sessuale perpetrata da un marito nei confronti della moglie.

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)