Stalking, grooming, cyber stalking

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)

Il gerundio stalking, in inglese, indica tecnicamente l’appostamento del cacciatore che vigila, insegue e bracca la sua preda. Oggi a questa forma verbale si associano più generalmente quell’insieme di comportamenti definiti dalla legge come “atti persecutori”, diventati dal 2009 un vero e proprio reato, punibile con la reclusione da 6 mesi a 4 anni.

Per ravvisare questo tipo di delitto, il legislatore ritiene che debbano essere presenti una serie di elementi che indichino, soggettivamente e oggettivamente, l’azione vessatoria dello stalker e la conseguente sofferenza psicologica della vittima. La condotta di stalking è rilevabile sostanzialmente sulla base di due modelli: la molestia e la minaccia. Per molestia si intende un qualsiasi comportamento perpetrato per arrecare fastidio a chi lo subisce, provocando una costante minaccia dell’equilibrio psichico della vittima.

In questa categoria rientrano svariati comportamenti: sorvegliare, aspettare, inseguire, raccogliere informazioni sulla vittima e i suoi movimenti, pedinare e importunare con lettere, telefonate, sms, email, chat line (il cosiddetto cyber stalking). Rientrano in questa categoria anche varie forme di comportamento declinate con finalità diffamatorie e oltraggiose, sia in direzione della vittima sia dei suoi famigliari. Possono costituire stalking anche comportamenti apparentemente innocui, ma non graditi dalla vittima, come inviare ripetutamente regali, fare visite a sorpresa, incontrare “casualmente” la vittima e altre trovate sottili del genere.

La minaccia invece è quella forma di molestia atta a minare la tranquillità e la libertà della vittima attraverso una prospettazione di un male futuro, la cui attuazione dipende dalla volontà del persecutore. Il bene giuridico tutelato è la libertà, “l’onore” e la dignità della vittima, financo la sua incolumità fisica. Perché sia valida un’incriminazione per stalking, la legge configura come necessaria una perdurante sensazione di ansia e paura della vittima, nonché un fondato timore per la sua incolumità o quella delle persone a lei vicine.

Che fare?

Il primo strumento giuridico a disposizione di una vittima di stalking è la cosiddetta diffida stragiudiziale trasmessa via raccomandata a.r. o mediante ufficiale giudiziario, nella quale il persecutore viene diffidato dal perpetrare tale comportamento, evidenziando la possibilità, qualora non cambiasse atteggiamento, di una richiesta di ammonimento o di una querela vera e propria, che dà l’avvio all’indagine penale per decidere se procedere con il rinvio a giudizio dell’indagato.

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)