Reati compiuti via web

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)

Il livello di attenzione in Italia per la tutela della privacy è stato sempre molto alto anche per quanto riguarda le nuove forme di comunicazione elettronica. Non a caso è nostra la sentenza civile che stabilì per prima il divieto di trattare i dati personali relativi a utenti internet peer to peer.

Altrettanto dicasi per i social network, rispetto ai quali, in rifermento a Facebook, il primo caso giudiziario risale al mese di luglio 2008. In questo senso, diffamare apertamente via web come pure divulgare dati sensibili, immagini o contenuti personali, è a tutti gli effetti un reato, che prevede cla possibilità, nei casi di un vero e proprio danno alla reputazione della vittima, di un’estensione al delitto di “diffamazione aggravata”.

Costituisce inoltre reato il tentativo di attribuirsi falsa identità o di celare quella reale, che per la legge equivale ad una “sostituzione di persona” punibile con la reclusione fino a 1 anno.

In quest’ottica è punibile dal codice penale anche il cosiddetto grooming, ovvero l’adescamento di minori attraverso contatti online utilizzando qualsiasi forma di manipolazione o di ricatto.

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)