Divorzio e obblighi famigliari

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)

Le separazioni costituiscono uno dei grandi traumi affettivi nella vita di una donna. Ogni giorno incontro clienti che mi rivelano di aver atteso prima di separarsi o di denunciare i loro uomini perché pensavano che avrebbero perso i figli o addirittura, nel caso degli extracomunitari, il permesso di soggiorno.

Tutto ciò non corrisponde assolutamente  a verità: in Italia la legge dispone esattamente in senso contrario e saperlo può essere fondamentale per sfatare falsi miti negativi e infondere il coraggio necessario a dare impulso a una nuova vita.

La separazione può essere consensuale o giudiziale. La separazione giudiziale si differenzia dalla consensuale per l’aspetto del diritto al mantenimento, fermo restando che il tradimento non è più visto dai giudici come una violazione dell’obbligo di fedeltà, bensì come un effetto, di cui la causa a monte è il fallimento già maturato del rapporto. In ogni caso i giudici considerano innanzitutto che l’interesse primario da salvaguardare sia quello dei figli.

Nel caso, più frequente, in cui i figli vengano assegnati alla madre, il padre  non solo dovrà allontanarsi da casa e cercarsi un’altra sistemazione, ma anche contribuire sia al mantenimento dei figli sia, qualora se ne ravvisino le condizioni, a quello della moglie. Certamente a questo tipo di separazione si arriva solo in extremis, quando sono falliti tutti i tentativi precedenti di trovare un accordo.

A volte, il lavoro improbo di noi avvocati consiste proprio nel permettere ai coniugi in via di separazione di arrivare ad una mediazione, il che consente di risparmiare tempo e soprattutto denaro. L’ affidamento esclusivo, che prevede l’esercizio della responsabilità genitoriale ad un solo genitore, è concepito come extrema ratio. Una scelta derivata da situazioni limite come lo stato di detenzione in carcere o un’oggettiva pericolosità del coniuge derivante da abuso di stupefacenti, alcool, ludopatia, o situazioni similari.

Si tratta a grandi linee dei medesimi presupposti per i quali vengono emessi gli ordini di protezione e l’allontanamento del coniuge violento. Escluse queste situazioni estreme il genitore “allontanato” conserva diritti e doveri pari a quelli che avrebbe avuto se la coppia fosse rimasta unita, a meno che non si comporti in maniera pregiudizievole nei confronti dei figli. In questo senso per entrambi i genitori il consiglio che do sempre, è quello del guardarsi bene dalla tentazione di screditare l’altro denigrandolo o mettendo in atto delle forme di ricatto e causando la cosiddetta “sindrome da alienazione parentale”, termine che indica una serie di comportamenti, sanzionabili, per i quali uno dei genitori “programma” uno o più figli a dar corpo a false accuse nei confronti dell’altro.

(Questo è uno dei sei contesti affrontati dall’ultimo libro di A. Sorgato “Giù le mani dalle donne”. Per tornare all’indice dei contesti clicca qui)